Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/562

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«Il mago, più abbagliato dallo splendore de’ begli occhi della principessa che non da quello delle gemme ond’era ornata, rimase assai sorpreso: la di lei aria maestosa ed una certa grazia con cui lo accolse, tanto opposta al contegno sdegnoso onde avevate ricevuto sin allora, lo confusero. Volle prima prendere posto sull’orlo del sofà, ma scorgendo che la principessa non voleva sedere, se egli non fosse assiso dov’ella desiderava, obbedì.

«Accomodatosi il mago, la principessa, per trarlo dall’imbarazzo nel quale lo scorgeva, prese la parola, guardandolo in modo da fargli credere che non le fosse più odioso, come aveva mostrato per lo innanzi, e gli disse: — Vi maraviglierete senza dubbio scorgendomi oggi assai diversa da quella che mi avete sinora veduta; ma cesserà il vostro stupore quando vi dirò che sono d’un temperamento sì contrario alla tristezza, alla malinconia, agli affanni ed alle inquietudini, che cerco di allontanarle da me al più presto possibile, appena trovo che ne sia passato il motivo. Ho riflettuto a ciò che mi diceste intorno al destino di Aladino, e dall’umore ben noto di mio padre, sono persuasa anch’io come voi, ch’egli non abbia potuto sfuggire all’effetto terribile del suo sdegno. Epperò, quando pur mi ostinassi a piangerlo per tutta la vita, ben veggo che le mie lagrime nol farebbero risuscitare. Per tal ragione, dopo avergli reso, anche sin nella tomba, gli uffici che l’amor mio richiedeva, mi parve di dover cercare tutti i mezzi per consolarmene. Ecco i motivi del cangiamento che vedete. Per cominciar adunque ad allontanare da me ogni argomento di tristezza, risoluta a bandirla affatto, e persuasa che vogliate tenermi compagnia, ordinai ci venisse apparecchiato da cena. Ma siccome io ho soltanto vino della China, e mi trovo in Affrica, mi venne voglia di gustare di quello