Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/564

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licità, volò a prendere il suo vino di sett’anni, e tornò subito. La principessa, la quale non dubitò ch’ei nol facesse con prontezza, aveva gettata in persona la polvere recata da Aladino in una tazza messa da lei in disparte, ed ordinato di portar in tavola. Si misero dunque a desco l’uno rimpetto all’altro in modo che il mago voltava il tergo alla credenza; la principessa, presentandogli ciò ch’eravi di migliore, gli disse: — Se volete, vi darò il diletto dei suoni e dei canti; ma siccome qui siamo in due soli, mi sembra che la conversazione ci darà maggior piacere.» Il mago riguardò questa scelta come un nuovo favore.

«Mangiato ch’ebbero d’alcune vivande, la principessa chiese da bere, e portando un brindisi alla di lui salute: — Avevate ragione,» soggiunse, «di far l’elogio del vostro vino; non ne ho mai bevuto di così delizioso. — Vezzosa principessa,» rispos’egli, tenendo in mano la tazza che gli avevano presentata, «il mio vino acquista nuova bontà per l’approvazione che vi compiacete di dargli. — Bevete alla mia salute,» ripigliò la giovane; «capirete anche voi se me ne intendo.» Bevve egli alla salute della donna, e restituendo la tazza: — Principessa,» soggiunse, «mi stimo ben felice di aver riservato questa botte per un’occasione tanto bella; confesso io pure di non averne in mia vita assaggiato di sì eccellente. —

«Continuarono a mangiare, e bevuto ch’ebbero tre altre volte, la principessa, la quale aveva finito d’ammaliare il mago colle sue gentilezze e colle maniere cortesi, diede finalmente il segnale concertato alla donna che le mesceva, dicendo in pari tempo le si recasse la sua tazza piena di vino, si colmasse parimenti quella del mago, e gliela presentassero. Allorchè furono ognuno colla coppa in mano: