Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/573

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

159


poco dopo alla capitale indicatagli dalla geomanzia, dove, certo di non essersi ingannato e non aver preso un regno per l’altro, si ferma e vi prende alloggio.

«Il giorno dopo il suo arrivo, il mago escì di casa, e passeggiando per la città, non tanto per osservarne le bellezze, ch’erangli indifferenti, come nell’intenzione di cominciare a prendere le misure necessarie all’esecuzione del pernicioso suo disegno, s’introdusse ne’ luoghi più frequentati, prestando attento orecchio a tutto ciò che vi si diceva. In un luogo, nel quale passavano il tempo divertendosi a varie sorta di giuochi, e dove, mentre taluni giuocavano, altri discorrevano chi delle nuove e degli affari del momento, chi delle proprie faccende, intese che si parlava e raccontavansi maraviglie della virtù e pietà d’una vecchia ritirata dal mondo, chiamata Fatima, e persino de’ di lei miracoli. Or siccome credette che quella donna gli potesse riuscir utile nel piano che meditava, preso a parte uno della brigata, lo pregò a volergli dire più partitamente chi fosse quella santa donna, e che sorta di miracoli facesse.

«— Come!» gli rispose colui; «non avete ancora veduto quella donna, nè udito parlare di lei? Essa forma l’ammirazione di tutta la città co’ suoi digiuni, colle austerità e col buon esempio che dà a tutti. Tranne il lunedì ed il venerdì, non esce mai dal suo piccolo romitorio; ed i giorni, ne’ quali si fa vedere per la città, opera beni infiniti, e non v’ha persona, afflitta da mal di capo, che per l’imposizione delle sue mani non ne riceva la guarigione. —

«Il mago non volle saperne di più su tale soggetto; solo domandò alla stessa persona in qual quartiere della città si trovasse il romitorio della santa donna. Colui glielo insegnò; su di che, avendo già concepito e fissato l’abbominevol pensiero del quale fra breve