Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/575

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Dio, che ti lascio la vita.» Fatima lo fece entrare nella sua celletta, accese la lampada, e preso col pennello un certo liquore da un vaso, glie ne impiastrò il volto, assicurandolo che il colore non cangerebbe, e che aveva il viso dello stesso colorito di lei, senza differenza alcuna. Gli pose poscia sul capo il proprio turbante con un velo, col quale gl’insegnò come dovesse nascondersi il volto girando per la città. In fine, dopo avergli posta al collo una grossa corona che gli pendeva davanti sino alla metà del corpo, gli mise in mano il bastone che soleva portare ella medesima, e presentandogli uno specchio: — Guardate,» gli disse, «e vedete se si possa rassomigliarmi meglio.» Il mago trovossi qual desiderava di essere, ma non tenne alla buona Fatima il giuramento sì solennemente fatto. Affinchè, trafiggendola col pugnale, non se ne vedesse il sangue, la strangolò, e quando la vecchia ebbe esalato l’estremo anelito, ne trascinò pei piedi il cadavere sino alla cisterna del romitorio, e ve lo gettò dentro.

«Il mago, così trasfigurato in Fatima la santa donna, passò il resto della notte nell’eremo, dopo aver commesso quell’abbominevole misfatto. All’indomani, ad un’ora o due del mattino, sebbene in un giorno che la santa donna non era solita uscire di casa, ei non lasciò di farlo, persuaso che non avrebberlo per ciò interrogato, pronto d’altronde a rispondere, nel caso lo interrogassero; e siccome una delle prime cose da lui fatte, era stata di andar a riconoscere il palazzo di Aladino, essendo colà che progettava di rappresentare la sua parte, s’avviò dilettamente a quella volta.

«Appena fu veduta la santa donna, come tutto il popolo la credeva, il mago trovossi in breve circondato da gran moltitudine di gente; taluni raccomandavansi alle sue preghiere, altri le baciavano la mano;