Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/582

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vole, che ne fu scosso il salone, ed Aladino ne traballò quasi da caderne. — E che, miserabile!» gli disse il genio con tal voce da far tremare l’uomo più coraggioso; «non ti basta ch’io ed i miei compagni abbiam fatto tanto in tua considerazione, per domandarmi ora, con un’ingratitudine senza esempio, ch’io ti porti il mio padrone, onde appenderlo in mezzo alla vôlta di quella cupola? Questo attentato meriterebbe che foste tutti sull’istante ridotti in cenere, tu, tua moglie ed il tuo palazzo. Ma hai la fortuna di non esserne l’autore, e che la domanda non venga direttamente da parte tua. Sappi chi ne fu la vera origine: è il fratello del mago affricano, tuo nemico, che sterminasti come meritava. Ei trovasi qui nel palazzo, sotto il mentito abito di Fatima la santa donna, da lui assassinata; egli fu che suggerì a tua moglie di fare la dannosa domanda che mi volgesti. Suo disegno è di ucciderti; a te tocca di guardartene.» Ciò detto, sparve.

«Aladino fe’ tesoro delle ultime parole del genio; aveva inteso parlare di Fatima la santa donna, e non ignorava in qual maniera guarisse, a quanto pretendevasi, il mal di capo. Tornò dunque all’appartamento della principessa, e senza parlarle dell’accaduto, si pose a sedere; dicendo di essere stato sovrappreso di repente da un fiero dolor di festa, e tenendosi la mano appoggiata alla fronte. La principessa ordinò tosto che si facesse venire la santa donna, e mentre andavano a chiamarla, raccontò ad Aladino per qual occasione costei si trovasse nel palazzo, dove avevale dato un appartamento.

«La falsa Fatima giunse subito, ed appena fu entrata: — Venite, mia buona madre,» le disse Aladino, «sono assai lieto di vedervi, e che la mia buona ventura voglia che vi troviate qui. Sono tormentato da un fiero dolor di capo che m’ha colto d’improv-