Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/629

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la benevolenza e l’attenzione del califfo, e dopo essersi alcuni momenti richiamato alla memoria ciò che doveva dire, Kodjah Hassan riprese la parola in questi termini:


STORIA

DI KODJAH HASSAN ALHABBAL.


«— Commendatore de’ credenti, onde meglio far conoscere a vostra maestà per quali vie io sia pervenuto all’alta fortuna della quale godo, debbo prima d’ogni altra cosa cominciare dal parlarle di due intimi amici, cittadini di questa medesima città di Bagdad, ancora viventi, e che possono rendere testimonianza della verità; è ad essi cui, dopo Dio, prima fonte d’ogni bene e d’ogni felicità, sono debitore della mia fortuna.

«Chiamansi questi due amici, l’uno Saadi, Saad l’altro. Saadi, il quale è potentemente ricco, fu sempre del sentimento che un uomo non possa essere in questo mondo felice, se non secondo i beni e le grandi ricchezze che ho per vivere indipendente d’ognuno. D’altro parere è Saad: conviene bensì che bisogna veramente posseder ricchezze perchè necessarie alla vita; ma sostiene che la virtù deve formare la felicità degli uomini, senz’altro attaccamento ai beni mondani, se non riguardo ai bisogni che aver ne possono, e per usarne liberalmente secondo il proprio potere. Saad è di questo numero, e vive felice e contentissimo nello stato in cui si trova. Benchè Saadi sia, per così dire, infinitamente più ricco di lui, sincerissima è nondimeno la loro amicizia, nè il più dovizioso stimasi di più dell’altro. Giammai non