Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/63

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gna viltà? E potrei farlo senza rendermi spergiuro, dopo il giuramento da me fatto al fu mio padre di non vendervi mai? Morrei piuttosto che contravvenirvi, e separarmi da voi che amo, non dico altrettanto, ma più di me medesimo. Facendomi una proposizione tanto irragionevole, voi mi fate conoscere che non mi amate quant’io vi amo.

«— Signore,» ripigliò la Bella Persiana, «sono convinta che mi amiate quanto dite; e Dio sa se la passione che sento per voi sia inferiore alla vostra, e quanta ripugnanza abbia provato a farvi la proposta, che vi sdegna tanto contro di me. Per confutare la ragione che mi portate, vi rammenterò soltanto che la necessità non ha legge. Io vi amo ad un segno, d’essere impossibile che voi m’amiate di più; e posso assicurarvi che non cesserò mai dall’amarvi egualmente, a qualunque padrone possa io appartenere. Anzi non avrò mai maggior piacere quanto di riunirmi a voi, subitochè i vostri affari vi permettano di riscattarmi, com’io spero. Ecco intanto, lo confesso, una necessità ben crudele per entrambi; ma infine, io non so vedere altro mezzo per trarci amendue dalla miseria. —

«Noreddin, che conosceva benissimo la verità di quanto dicevagli la Bella Persiana, e che non aveva altro ripiego per evitare una povertà ignominiosa, fu costretto a prendere il partito da lei proposto. La condusse pertanto al mercato, ove vendevansi le schiave, con un dispiacere che non si saprebbe esprimere; e voltosi ad un sensale chiamato Hadgi Hassan: — Amico,» gli disse, «ecco una schiava che vorrei vendere; vedi, ti prego, il prezzo che se ne potrà ricavare. —

«Hadgi Hassan fece entrare Noreddin e la Bella Persiana in una camera, dove appena questa si ebbe tolto il velo che le nascondeva il volto: — Signore,»