Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/746

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

328

sino a questo punto? Non debbo io attendermi ad una schiavitù certissima, aperti che abbia gli occhi, se quelle luci, come devo aspettarmi, finiscano di dar perfezione ad una riunione tanto stupenda di attrattive e di vezzi? Bisogna bene che mi ci risolva, non potendo più retrocedere senza rendermi omicida di me medesimo, e perchè la necessità lo prescrive. —

«Terminando simili riflessioni circa allo stato in cui trovavasi ed alla beltà della principessa, il giovane si mise in ginocchio, e prendendo l’estremità della manica penzolante dalla camicia della fanciulla, d’onde usciva un braccio candido come la neve e ben tornito, la tirò leggermente.»

Schahriar e Dinarzade avrebbero ben voluto che la notte non avesse finito così presto, per conoscere l’accoglienza che avrebbe fatto la principessa al giovane Persiano, ma furono costretti di aspettare il dì dopo.


NOTTE CCCLXXXIV


— Sire,» proseguì la sultana delle Indie, «la principessa aprì gli occhi, e nella sorpresa di vedersi davanti un uomo leggiadro e ben vestito, rimase interdetta, senza tuttavia dare verun segno di timore o spavento.

«Il giovane approfittò dell’istante favorevole, abbassò il capo sin quasi sul tappeto che copriva il suolo, e quindi rialzandolo: — Vezzosa donzella,» le disse, «per un’avventura la più straordinaria e maravigliosa che si possa immaginare, voi vedete a’ vostri piedi un principe supplicante, figliuolo