Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/777

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«Al suono della voce, ai lineamenti della parte superiore del volto, ch’ella riconobbe nel medesimo tempo, malgrado la lunga barba che il giovine erasi lasciata crescere, la donna calmossi, ed in un istante fece apparire sul viso la gioia che sol è capace di produrre quando avviene ciò che più si desidera e meno si aspetta. La grata sorpresa le tolse la favella, e diede a Firuz Schah il tempo di raccontarle la sua disperazione allorchè aveva veduto l’Indiano portarla via ai propri suoi occhi; la risoluzione fin d’allora presa d’abbandonare ogni cosa per cercarla in qualunque sito della terra potesse essere, e di non cessare se non l’avesse trovata e strappata dalle mani del perfido; e finalmente per qual ventura, dopo un lungo viaggio, pieno di noie e di fatiche, avesse il contento di rinvenirla nel palazzo del sultano di Cascemir. Quand’ebbe finito, pregò, in meno parole che gli fu possibile, la principessa d’informarlo di quanto erale accaduto dopo il suo rapimento, sino all’istante in cui aveva l’onore di parlarle, dichiarando che desiderava esserne istruito onde prendere le giuste misure per non lasciarla più a lungo sotto la tirannia del sultano di Cascemir.

«Non aveva la principessa un lungo discorso da tenere al giovane, non dovendogli raccontare se non in qual maniera fosse stata liberata dalle violenze dell’Indiano per mezzo del re di Cascemir, mentre questi tornava dalla caccia; com’ella si fosse crudelmente offesa, il giorno appresso, per la dichiarazione del disegno precipitoso formato dal re di sposarla nello stesso giorno, senza averle usata la minima civiltà per chiederle il suo consenso: condotta violenta e tirannica, ch’erale stata cagione d’un lungo deliquio, dal quale rinvenuta, non aveva saputo prendere altro partito fuor di quello che aveva scelto, come il migliore per conservarsi al principe, al quale