Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/96

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stra schiava, e voi ne siete il padrone. — È vero, Kerim,» rispose Noreddin, «e tu saresti ancor molto più maravigliato, se note ti fossero tutte le disgrazie che mi sono accadute per di lei occasione. — Ah! di grazia, o signore,» replicò il califfo, rappresentando sempre a maraviglia il personaggio di pescatore, «favorite di mettermi a parte della vostra storia. —

«Noreddin, il quale aveva già fatto per lui cose di ben maggior conseguenza, sebbene non lo risguardasse che come un semplice pescatore, volle aver ancora codesta compiacenza. Gli raccontò dunque tutta la sua vita, cominciando dall’acquisto fatto dal visir suo padre della Bella Persiana pel re di Balsora, e nulla tacque di quanto aveva fatto e di tutto ciò ch’eragli accaduto fino al suo arrivo a Bagdad con lei, e fino al momento in cui gli parlava.

«Quando Noreddin ebbe finito il suo racconto: — Ed ora dove andate?» gli chiese il califfo. — Dove vado?» rispos’egli. «Dove Iddio mi condurrà. — Se vorreste credermi,» ripigliò il califfo, «non andrete più lungi; anzi, per lo contrario, è d’uopo che torniate a Balsora. Vi darò due righe di accompagnamento che consegnerete al re da parte mia; vedrete che vi riceverà molto bene appena l’avrà letta, e che nessuno vi dirà parola.

«— Kerim,» ripigliò Noreddin, «quel che tu mi dici è ben singolare: non ho mai inteso che un pescatore come te abbia avuto corrispondenza con un monarca! — Ciò non vi deve sorprendere,» replicò il califfo; «abbiamo fatto i nostri studi insieme sotto i medesimi maestri, e fummo sempre i migliori amici del mondo. Vero è che la fortuna non ci si mostrò egualmente propizia, facendo lui re, e me pescatore; ma questa ineguaglianza non ha diminuita la nostra amicizia. Egli volle trarmi dal mio stato con tutte le immaginabili sollecitudini; ma io mi sono contentato