Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/792

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«Nel medesimo tempo, il santo dottore avendo battuto la terra col piede, se ne vide uscire un piccolo carro d’ebano, in cui il sultano acconsentì a sedere presso di lui. Quattro lunghe trecce di seta attacavansi davanti a quattro anelli d’oro, formando all’altro capo due collari leggeri e comodi; gli uccelli turchini vi introdussero la testa, spiegando un volo proporzionato alla lunghezza delle redini, ed il carro si diresse rapidamente sulla via di Damasco. Del resto, il carro e l’aligera coppia erano avvolti in una nube leggera, trasparente dal di dentro al di fuori, come quelle sottili stoffe che si applicano alle gelosie delle sultane: di modo che, senza essere veduti, i due viaggiatori distinguevano distintamente tutti gli oggetti. Videro dunque a poca distanza da loro il figlio di Schabur che fuggiva a briglia sciolta, e l’augello vincitore, che regolava il volo sul corso del cavallo.»


FINE DEL VOLUME SESTO.