Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/667

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«Scimas risolse di fare il suo dovere, rendendosi organo della voce del popolo presso al trono. Chiese dunque una conferenza per discorrere d’affari importanti col re. — Visir,» gli disse il ciambellano, al quale si rivolse, «è più d’un mese che non ho visto la faccia del re; come oserei io penetrare sino a lui per annunziarvi? Rivolgetevi agli eunuchi che dalla cucina portano i piatti alla di lui tavola; son essi che avvicinano la sua persona. —

«Recossi Scimas alla porta della cucina, dove aspettò alcun tempo sinchè venne a passare uno dei cuochi, al quale disse che desiderava intertenersi un momento col re, se sua maestà lo vedesse permettere. Profittò lo schiavo del momento favorevole per annunziare il visir, che questa volta fu introdotto. Seimas si prosternò dinanzi al re, e baciategli le mani ed i piedi: — Possente monarca,» gli disse, «Iddio vi concesse lumi e cognizioni che superano quelle di tutti gli altri re; ma ei ve li ha concessi non solo per voi, ma anche pel bene de’ vostri sudditi; li avete ricevuti affinchè possiate governare lo stato, conoscere i bisogni del vostro popolo, e non perchè doveste immergervi nello stravizzo. La prosperità e felicità de’ loro sudditi, ecco i grandi oggetti che occupar debbono i sovrani. Rientrate in una via che vi condurrà alla gloria, e rinunziate a quelle voluttà che vi precipiteranno in fondo all’abisso. Potrebbe forse accadervi ciò che un giorno accadde ad un pescatore. — E che gli accadde dunque?» domandò il re.

«— Un pescatore,» riprese il visir, «camminava lungo la sponda d’un fiume, nel quale era solito gettare le reti, e scorto un grosso pesce nell’acqua: «Che farò colle mie reti? disse; è meglio che segua questo pesce per pigliarlo a nuoto.» Gettossi nel fiume, ed afferrollo in fatti per la coda; ma la corrente lo trascinò in un vortice d’onde non vedeva modo