Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/673

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polo irritato e ricondurlo all’obbedienza; la vostra sola presenza può scongiurare la tempesta che vi sovrasta. Da gran tempo i sudditi sopportano impazientemente l’amor vostro per le donne e la noncuranza degli affari; ma oggi la loro pazienza è al colmo. Benchè atto ad ardere, il legno alla lunga cangiasi in dura pietra nell’acqua, ed invece di servir d’alimento alla fiamma, fa sprizzare il fuoco allorchè se ne fregano insieme due pezzi. Così accade del popolo: soffre a lungo con pazienza; ma alla fine, inasprito da pesi eccessivi e dalla durata de’ suoi mali, cambia natura, e spiega allora la forza che comprimeva. Voi proverete, o sire, la sorte della volpe e del lupo. — Quale fu la sorte della volpe e del lupo?» interruppe il re; «son curioso di saperlo. — Un branco di volpi,» riprese il visir, «uscì un giorno in cerca di cibo, ed incontrato un camello morto: «Ecco qualche cosa, dissero, di che vivere buon tratto di tempo; ma conviene dividere la preda, affinchè ciascheduna ne abbia egual porzione.» In quel mentre venne a passare di là un lupo; «Volgiamoci a lui, fecero le volpi, è un soggetto rispettabile; gode dovunque di distinta considerazione, ed anzi la sua famiglia regnò un tempo in questo paese.» Presentatesi al lupo, lo pregarono di dar loro ogni giorno una porzione di quel camello, sinchè durasse. Acconsentì il lupo, e lor diede per quel giorno una porzione, onde furono contente. Il giorno appresso, il lupo pensò tra sè : «Qual profitto mi torna da questo partaggio? Sarebbe meglio pensare al bene della mia famiglia.» Ed allorchè vennero le volpi a chiedergli il cibo, egli disse loro che non restava più nulla. «Ci siamo impegnate in un bell’affare con questo traditore, dissero alcune volpi. — Torniamo domani, fecero le altre; forse rientrerà in sè e ci renderà giustizia.» Tornarono dunque la doma-