Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/240

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ovvero cosmografia. 237

tato dal moto diurno, compisce 365 rivoluzioni incirca; ed essendo essa linea ecclittica obliqua all’equinoziale; è manifesta cosa che, se prenderemo li due punti estremi della medesima obliquità, ciò è li due solstizii, con la metà del zodiaco tra essi contenuta, la quale metà il sole passa in sei mesi, cioè in giorni 182, verremo a comprendere, come in tal tempo sono descritti 182 cerchi, de i quali gli estremi sono i due tropici, e quello di mezzo è l’equinoziale, tra i quali doviamo intendere esser descritti gli altri paralelli: e di tutti questi cerchi un solo è massimo, è gli altri sono tutti minori; massimo è l’equinoziale, e degli altri, quelli che più dall’equinoziale si discostano, sono minori de i più vicini. E perchè già sappiamo, che il cerchio massimo, quando passa per i poli de i cerchi minori, gli sega ad angoli retti ed in parti uguali; quindi è, che quelli che abitano sotto l’equinoziale avendo l’orizonte retto, passando egli per i poli di tutti questi 182 paralelli, che hanno la metà sopra l’orizonte e l’altra metà sotto; ed essendo che il sole descriva ogni giorno uno di quei paralleli, ed essendo lo spazio diurno misurato da quella porzione di cerchio che il sole descrive stando sopra l’orizonte, e lo spazio notturno il restante; quindi è, che a quelli che hanno la sfera retta, sono sempre i giorni uguali alla notte. Ma se comincieremo ad inclinare la sfera, alzando il polo artico sopra l’orizonte già de i 182 paralelli detti, il solo equinoziale, per esser cerchio massimo, sarà diviso egualmente dall’orizonte: ma tutti gli altri paralleli, per esser cerchi minori, saranno in parti disuguali tagliati dall’orizonte; non potendo un cerchio massimo dividere egualmente cerchi minori, per i poli de i quali non passi. Quindi è, che in tutti gli orizonti obliqui il giorno non sarà uguale alla notte, se non quando il sole si troverà nell’equinoziale: ma, discostandosi da esso e venendo verso il polo elevato, li spazii diurni saranno più lunghi de i notturni, e tanto più, quanto il sole si discosterà dall’equinoziale; essendo che, de i paralleli tra l’equinoziale ed il polo apparente, archi maggiori ne rimangono sopra e minori sotto l’orizonte, come sensatamente nella sfera materiale si conosce. E per l’opposito, declinando il sole oltre l’equinoziale verso il polo occulto, viene a descrivere gli altri paralelli, de i quali gli archi apparenti sopra l’orizonte sono manco che la metà

3. punti delle medesime obliquità, c, a, m — 16. descrive, m, r —