Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/429

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416 le operazioni del compasso

FB con un’asta o altro facilmente misurare, e così venir in cognizione dell’altezza BA. Avvertendo che, nel misurar l’altezze, noi ritroviamo e misuriamo solamente l’altezze sopra l’orizonte del nostr’occhio; tal che quando detto occhio sarà più alto della radice o base della cosa misurata, bisognerà aggiugner all’altezza trovata per via dello Strumento, quel tanto di più che l’occhio sopravanza detta radice.

Il terzo modo di misurar una simile altezza sarà con l’alzarci ed abbassarci. Come, volendo misurar l’altezza AB, costituendo lo Strumento in qualche luogo elevato da terra, come saria nel punto F, traguarderemo secondo la costa EF il punto A, notando i punti G, I tagliati dal filo, quali siano, per essempio, 65; dipoi, scendendo al basso, e venendo perpendicolarmente sotto ’l punto F, come saria nel punto C,traguarderemo la medesim’altezza secondo la costa DC, notando i punti L,O, quali saranno più de gli altri, come, v. g., 70; dipoi prendasi la differenza tra questi due numeri 65 e 70, che è 5; e quante volte essa è contenuta nel maggior de i detti numeri, cioè in 70 (che vi sarà contenuta 14 volte), tante volte diremo l’altezza BA contenere la distanza CF: la quale misureremo, potendolo noi fare comodamente, e così verremo in cognizione di tutta l’altezza AB.

E volendo noi misurar un’altezza la cui radice non si vedesse, come saria l’altezza del monte AB, sendo nel punto C, traguarderemo la sommità A, notando i punti I tagliati dal perpendicolo DI, i quali siano, per essempio, 20; di poi, accostandoci verso il monte 100 passi innanzi, venendo nel punto E, traguarderemo l’istessa sommità, notando i punti F, i quali siano 22: il che fatto devonsi multiplicare tra loro questi due numeri 20 e 22;