Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/431

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418 le operazioni del compasso


Quanto alle profondità, due modi averemo per misurarle. Ed il primo sarà per misurar la profondità contenuta tra le linee parallele, come saria la profondità d’un pozzo, o vero l’altezza d’una torre, quando noi fussimo sopra di essa. Come, per essempio, sia un pozzo ABDC, contenuto tra le linee parallele AC, DB: e voltando l’angolo dello Strumento verso l’occhio E, si traguardi secondo la costa EF, in maniera che il raggio della vista passi per li punti B, C, notando il numero tagliato dal filo, il quale sia, verbi gratia, 5; e poi si consideri quante volte questo numero 5 entra in 100: e tante volte diremo la larghezza BA esser contenuta nella profondità BD.

L’altro modo sarà per misurar una profondità della quale non si vedesse la radice; come se fussimo sopra ’l monte BA, e volessimo misurar la su’ altezza sopra ’l piano della campagna. In tal caso alziamoci sopra ’l monte, salendo sopra qualche casa, torre o albero, come si vede nella presente figura, e constituendo l’occhio nel punto F, traguarderemo qualche segno posto nella campagna, come si vede per il punto C, notando i punti tagliati dal filo FG, che siano, v. g., 32; dipoi, scendendo nel punto D, traguardisi il medesimo segno C con la costa DE, notando parimenti i punti A, I che siano 30; e presa la differenza di questi due numeri, cioè 2, veggasi quante volte entra nel minor delli due numeri; e veduto che vi entra 15 volte, diremo l’altezza del monte essere 15 volte più dell’altezza FD: la quale, potendola noi misurare, ci farà venire in notizia di quanto cercavamo.

Passando al misurar le distanze, come saria una larghezza di un fiume, venendo sopra la ripa o altro luogo eminente, sì come nell’essempio si vede; nel qual, volendo noi misurar la larghezza CB, venendo nel punto A, traguarderemo con la costa AF l’estremità B, notando i