Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/601

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588 difesa contro alle calunnie ed imposture

date segni posti nel piano orizontale, se voi volete che il perpendicolo seghi il Quadrante. Or direte voi che questo non sia un bel segreto? vedete dunque che pur vi sono de i segreti a voi reconditi in queste misurazioni; li quali, secondo la mia promessa, vi anderò deciferando. Ma quando voi arete, stando in F, traguardato i punti A, B, e tenuto lo Strumento in modo che si faccino le sezzioni, utrum se voi arete rimediato all’altro non minor errore, commesso pur nel tener solamente lo Strumento in mano? e che cosa volete fare de i numeri tagliati così dal perpendicolo? niente. E che hanno che fare i triangoli AFC, BFC, formati in terra, con questi che si fanno sopra lo Strumento? niente. E se non hanno che far niente, quanto benefizio vi apporteranno nel ritrovamento della distanza cercata? niente. Adunque, che cosa era meglio che voi faceste prima che venire a perdervi in questi labirinti? niente. È possibile che, nel cavar questa dalla mia operazione posta a car. 30nota, non aviate almanco inteso che lo Strumento per misurar queste distanze orizontali si colloca non per taglio, ma in piano, ciò è non eretto all’orizonte, ma parallelo? e che l’angolo si tien verso l’occhio, e non verso l’oggetto? ed eccovi il secondo non men bel segreto. Credo che se ci era al mondo un terzo modo di potere errare nell’applicazione di questo Strumento all’uso, il Capra non l’averia certo lasciato indietro per danari. Séguita poi così: Sint autem primam in utraque observatione secundi centenarij; supponamus itaque quod dum. respicimus terminum A abscindantur 80 partes, dum vero terminum B 40. sic procedendum erit, partes abscissae dant 100, quot dabit distantia GF scilicet 30 duces enim 100 in 30 productum erit 3000 hunc numerum primum divides per 80 quotiens erit 37 % mox per 40 habebisque 75 subduces 371/2 ex 75 residuum erit 371/2 quare inquies distantiam AB esse pedum 371/2. Gran durezza di destino contra il Capra! poi che nel suo parlare alla ventura (poi che per dottrina non può nè pure aprir la bocca) anco ne i dilemmi,

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  1. Cfr. pag. 421.