Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/610

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di baldessar capra. 597

quale, operando conforme al vero modo, è meno di 53. Ma perchè io son certo che il Capra non può scrivere una sola parola la quale egli, o bene o male, non cavi da altri, mi sono accorto, nel vedere il detto luogo del Magmi, di dove il Capra abbia cavato il suo errore: imperò che, scrivendo il Magmi così: Notenturque partes HI, differentiae utriusque intersectionis. Ad has enim eam habet proportionem totum latus (nempe 100) CG, quam habet distantia CE ad altitudinem AB, dove, notandosi dal Magini i primi tre termini de i quattro porporzionali, nel primo luogo vien nominata la detta differenza delle parti, nel secondo tutto il lato, ciò è 100, e nel terzo la distanza CE, il buon Capra, non pensando al senso delle parole del Magmi, o (per dir meglio) non le intendendo, e solamente considerando l’ordine di primo, secondo e terzo, secondo il quale tali termini sono connumerati, non ponendo mente a troppe grammatiche, nè a casi retti o obliqui, ha fatto conto che sia scritto: Hae enim eam habent proportionem ad totum latus CG quam habet distantia CE ad altitudinem AB. Passa poi avanti, e (quello che ei non ha fatto in molte delle precedenti operazioni) vuol dichiarar questa con l’essempio, per aggiugnerci, guidato dalla sua stella, altri mancamenti; e scrive così: Sed lubent hoc loco uti exemplo, ne dum nimiam brevitatem desideramus, obscuritatem consequi videamur. Sit itaque distantia CE per mensurationem nota pedum 86 partes abscissae in prima, ut puta CA 15 in secunda CB 60; la qual cosa è impossibile che accaschi, ciò è che (tagliando il perpendicolo, come egli suppone, il primo centinaio) nel traguardare il punto più alto A tagli minor numero, e nel traguardar il più basso termine B tagli numero maggiore di punti; ma è necessario che avvenga tutto l’opposito, come ogn’uno, ben che superficialmente intendente, può benissimo vedere: tal che sin ora il Capra, e nel dar la regola ha scritto il falso, e nello esemplificarla ha posto il contrario del vero; dal i qual modo di operare viene a insegnarci che l’altezza cercata sia 191 piedi, non sendo ella più di 521/3 Séguita poi: Quod si secundo intersecet in utraque statione secundum centenarium etc.; dove egli dice, che queste operazioni che restano dependono dal suo cap. 9, il qual capitolo non ha che fare in questo proposito, e però credo che abbia voluto citare il cap. 2; e se così è, non meno che nel primo caso, viene a pigliare in questo secondo ancora i termini al contrario, dal che l’operazione ne viene esorbitantissima. Mette poi