Pagina:Le opere di Galileo Galilei XIX.djvu/13

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10 avvertimento.

e che anzi sono qualche volta, almeno in parte, l’una dall’altra derivate, o delle quali abbiamo già profittato in altre parti dell’Edizione, o che il lettore può non difficilmente aver sotto mano, o che, infine, non paiono meritare soverchia fede, perchè dettate con ispirazione ed intento più che altro retorici. Pertanto stabilimmo, come criterio, di tener conto soltanto di alcune narrazioni che sono state registrate in cronache o diari dagli spettatori stessi degli avvenimenti e che perciò sono simili, nel valore e nel carattere, alle lettere, e di quegli scritti biografici che non furono pubblicati dagli autori e di cui ci son rimaste copie manoscritte, così che noi, approfittando di queste, eravamo in grado d’offrirli al lettore in forma quasi sempre nuova e più sicura di quella ch’egli poteva conoscere da precedenti edizioni. Seguendo tale criterio (col quale abbiam combinato ad un tempo quello di accogliere le narrazioni più importanti), pubblicammo anzitutto alcuni estratti dalla Cronaca di Antonio Friuli e dal Diario del viaggio in Italia di Giovanni Tarde, che sono memorie dettate da testimoni oculari dei fatti, e poscia le notizie della vita di Galileo raccolte dal figlio Vincenzio, il Racconto istorico di Vincenzio Viviani, la Vita di Niccolò Gherardini, e la Lettera del Viviani al Principe Leopoldo de’ Medici sull’applicazione del pendolo all’orologio, scritture quest’ultime che possediamo tutte nei Manoscritti Galileiani della Biblioteca Nazionale di Firenze, e che noi abbiamo potuto ripubblicare in forma più corretta, traendo il meglio da quei codici, fin ora scarsamente messi a partito e dei quali lo studioso poteva legittimamente desiderar di conoscere qual contributo alla biografia del Nostro fosse dato cavarne. Abbiamo creduto invece di poterci esimere dal ripubblicare quella parte della Prefazione del Keplero alla Dioptrice che riguarda le scoperte celesti di Galileo1, tanto più che le lettere di Galileo a Giuliano de’ Medici, ivi stampate, sono state tutte da noi inserite a’loro luoghi nel Carteggio2, e ciò che concerne l’anagramma di Saturno tricorporeo è riprodotto in questo stesso volume3; le notizie che sul Maestro, e specialmente sulle ultime opere di lui, ha raccolto il Viviani nel suo Quinto libro degli Elementi d’Euclide 4, delle quali abbiamo largamente profittato, e cavatone tutto ciò che importava, negli Avvertimenti premessi a quelle opere5; le iscrizioni che il Viviani fece collocare in onore di Galileo sulla propria casa in Firenze, e che egli stesso


  1. Ioannis Kepleri, S.ae C.ae M.tis Mathematici, Dioptrice ecc. Praemissae epistolae Galilaei de iis quae post editionem Nuncii Siderii, ope perspicilli, nova et admiranda in coelo deprehensa sunt ecc. Augustae Vindelicorum, typis Davidis Franci ecc., M.DCXI.
  2. Cfr. Vol. X, nn.i 427, 435, e Vol. XI, nn.i 451, 486.
  3. Pag. 229.
  4. Quinto libro degli Elementi d’Euclide, ovvero Scienza universale delle proporzioni, spiegata colla dottrina del Galileo, con nuov’ordine distesa e per 1a prima volta pubblicata da Vincenzio Viviani, ultimo suo discepolo. Aggiuntevi cose varie e del Galileo e del Torricelli, i ragguagli dell’ultime opere loro, ecc. In Firenze, alla Condotta, M.DC.LXXIV.
  5. Cfr. Vol. I, pag. 245; Vol. VIII, pag. 23 e seg.; pag. 451-452; pag. 559 e seg. È superfluo avvertire che le lettere e le altre scritture di Galileo, pubblicate dal Viviani nel Quinto libro, sono stato tutte ristampate da noi a’luoghi che loro spettavano, e le lettere furono riprodotte non dalla stampa del Quinto libro, ma riscontrate sulle copie, di mano del Viviani stesso, che sono nei Manoscritti Galileiani della Nazionale di Firenze.