Pagina:Le pitture notabili di Bergamo.djvu/23

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

19

Lateralmente alla Porta maggiore veggonsi due gran Quadri del Raggi, in uno de’ quali figurò S. Alessandro calpestante l’Idolo alla presenza del Tiranno, e di un Sacerdote Idolatra; nell’altro Santa Grata col sacro Teschio del glorioso Martire nelle mani, e il tronco distesole avanti sopra la terra. Il Santo medesimo effigiato nel Quadro che è sopra la suddetta Porta maggiore, e che resta mezzo coperto da un Terrazino, è opera pregievolissima del nostro Salmezza, detto il Talpino. Un’altra Effigie di esso Santo si vede dirincontro in testa al Coro dipinta a fresco dal Carloni, uno de’ migliori Frescanti del Secol corrente; di cui sono ancorale nobili e grandiose Figure ne’ peducci della finta Cupola, con tal’arte in un piano perfetto condotta dai rinomati Fratelli Galliari Piemontesi, che mirata dal punto di Prospettiva, non v’ha alcuno che non la giudichi vera e reale. I Freschi grandi ricinti da stucchi dorati che campeggiano nella volta sì del Coro, e del Presbiterio, che della Crociata, e della Nave, sono degne produzioni di Federico Ferrari Milanese, di cui pure è la gran medaglia a fresco nella Sagrestìa. Dirimpetto alla Porta meridionale di fianco avvene un’altra che introduce nell’Oratorio, o

CHIESIUOLA DI S. VINCENZO.


II.


DI ragione della Cattedrale, dove la Tavola dell’Altare esprimente l’Effigie del Santo Ti-