Pagina:Le prose e poesie campestri....djvu/104

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88 le prose

Questo sarebbe il discorso della follia. Destinati a vivere in un Mondo, ove il bene ed il male vanno, per così dire, l’uno a braccio dell’altro, noi dobbiamo affrontarci con l’uno e l’altro, seguir la natura, che c’ingannerà meno che i nostri sistemi, e credere che potremmo essere più infelici per soverchio studio di felicità.

Certamente non vi è stato di contentezza per l’uomo, che dal solo timore di veder perire una persona cara non sia grandemente turbato. Negli stessi momenti, in cui la veggiam meglio disposta e più vegeta, in cui più godiamo del bene di viver con lei, morte prepara forse il fatal dardo invisibile, per cui dobbiam perderla. Direm per questo, che sia un male il posseder sì cara persona? No: diremo, che non v’ha felicità pura e senza mescolanza per l’uomo.

O Torelli, sono appunto quattro anni ch’io t’ho perduto, e mi par che ciò sia oggi medesimo. Dicono alcuni, che in que’ momenti primi di desolazione e di pianto,