Pagina:Le rime di Lorenzo Stecchetti.djvu/304

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272 POLEMICA.


Io che pur soglio lacrimar di pietà
de’ vati su le carte,
io ch’ho in petto il gentil cor de ’l poeta,
se me ne manca l’arte,

che piango insino gli scordati eroi
d’Ilio combusto e domo,
io non ho senso di pietà per voi,
non ho viscere d’uomo.

Né voi n’avete cui non basta a ’l gusto
stracco la carne ignuda
per chi stentando il pane a frusto a frusto,
sangue e lacrime suda;

per chi senza speranza e senza amore
vive ed invidia il cane,
per chi miniere a voi scavando, muore
senz’aria e senza pane.

Ridan le vostre donne a cui ne ’l petto
de l’òr brucia la sete;
ridan beate che ne ’l vostro letto
coniaron le monete,

e su ’l talamo altrui de le figliole
vendean la bianca vesta;
a la virtù che vender non si vuole,
ecco, il delitto resta.