Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 12 —


20. Poichè sperimentiamo in noi stessi uno stato, nel quale non ci rammentiamo di nulla, e non abbiamo alcuna percezione distinta, come allorquando cadiamo in isvenimento, o quando siamo oppressi da profondo sonno senza alcun sogno. In questo stato l’anima non differisce sensibilmente da una semplice monade: ma poichè questo stato non è durevole, e l’anima se ne ritrae, perciò ella è qualche cosa di superiore.

21. Ma non conseguita per questo che allora la sostanza semplice sia senza alcuna percezione. Ciò non può manco accadere per le ragioni suddette, perchè la sostanza semplice non potrebbe finire e neppure sussistere senza qualche affezione, la quale non è che la sua percezione. Ma quando àvvi una gran moltitudine di piccole percezioni, nelle quali non è nulla di distinto, nasce uno stordimento, come al volgersi continuo e più volte di seguito per lo stesso verso sopravviene vertigine, la quale può smarrirci, nè lasciarci distinguere nulla. E la morte può per certo tempo condurre a questo stato gli animali.

22. E come ogni stato presente d’una sostanza semplice è naturalmente un seguito del suo stato precedente, così il presente vi è gravido dell’avvenire. (1).


    che solo si oppone alla forma, e non ciò che non è semplice) ed una monade formale, la quale è di natura sovrastante e più eccellente delle altre. Fra le stesse monadi formali v’è una infinita gradazione di elevatezza ed eccellenza, secondo che si dimostra nei vari ordini delle esistenze.

  1. Poichè gl’insegnamenti di Leibniz ci apprendono che i modi e le condizioni delle monadi dipendono unicamente dalla loro interna energia, ne segue necessaria-