Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/30

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movimento facendo qualche effetto sopra i corpi lontani a misura della distanza, di modo che ciascun corpo è affetto non solamente da quelli, che lo toccano, e risente in qualche maniera tutto ciò che in loro accade, ma ancora pel loro mezzo si risente di quelli che toccano gli altri, da cui è toccato immediatamente; ne consegue che questa comunicazione perviene a qualsiasi distanza. Quindi ogni corpo, si risente di tutto ciò che avviene nell’universo, talmentechè colui, il quale vede tutto, potrebbe leggere in ciascuno ciò che si fa da per tutto, e di più ciò che si fa, o si farà, distinguendo nel presente ciò che è lontano tanto secondo il tempo, quanto secondo il luogo σύμπνοια πάντα diceva Ippocrate. Ma un’anima non può leggere in se stessa se non quello, che v'è rappresentato distintamente; essa non potrebbe spiegare tutto ad un tratto i suoi ordinamenti, poichè vanno all’infinito.

62. Così ogni monade creata, quantunque rappresenti tutto l’universo, rappresenta più distintamente il corpo, cui è particolarmente avvinta, e di cui ella è l’entelechia. E come questo corpo esprime tutto l’universo per la connessione di tutta la materia nel pieno, l’anima rappresenta ancora tutto l’universo, rappresentando questo corpo, che le appartiene d’una maniera particolare.

63. Il corpo appartenendo ad una monade, che ne è l’entelechia, o l’anima, costituisce con l’entelechia ciò che si può chiamare un vivente, e con l’anima ciò che si chiama un animale. Dunque questo corpo d’un vivente, o d’un animale è sempre organico; perchè ogni monade essendo uno specchio dell’universo alla sua maniera, e l’universo essendo regolato da un ordine perfetto, è necessario che vi sia ancora un ordine nel