Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/386

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374 CAPITOLO DECIMOQUARTO

bavero e l’abbottonatura ebbero dato al sior Momi l’aspetto di una figura simbolica del Pudore moderno, la buona donna tornò sufficientemente in pace, confessò che la colpa era sua, che aveva seguito il domestico perchè, dovendo parlare al sior Momi da sola a solo, desiderava esserne ricevuta nello studio.

«Ben ben ben, sissignora sissignora sissignora» fece il sior Momi.

Le disposizioni della siora Bettina verso di lui si erano alquanto modificate dopo l’ultimo colloquio con don Emanuele. Era venuta per obbedire a quest’ultimo, non senza ribrezzo dell’uomo dal segreto pasticcio. Ella tutta raccolta e stretta nel mantelletto nero, egli abbottonato fino alla gola, difeso il volto dalle due punte protese del bavero, si stavano a fronte come due verecondie verginali in mutuo sospetto e in difesa.

Cominciò la Fantuzzo a dire timidamente ch’era venuta per chiedere un gran favore. Il sior Momi battè molto le palpebre, non sapendo quale seccatura potesse venir fuori.

«Quel che posso» diss’egli senza molto zelo, «quel che posso.»

La siora Bettina fece uno sforzo di amabilità, sorrise, disse che desiderava da tempo, per tante cose, certo viaggetto, che il momento di farlo sarebbe proprio quello per alcune ragioni che riguardavano suo cognato arciprete, ma che c’era un ostacolo. Ammutolì, sorridendo con intenzione più visibile, fissando il sior Momi.

«Schei?» pensò costui. Soldi? E diventò rosso.

«Son sola» ripigliò la siora Bettina. «La capisse, o Dio, viagiar sola!»

«Ocio che vegno!» pensò il sarcastico sior Momi balenandogli ch’ella fosse per chiedergli di accompagnarla.

«Me rincresse» diss’egli «ma...» E restò a bocca