Pagina:Leonardo - Trattato della pittura, 1890.djvu/168

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
94 leonardo da vinci [§ 254

254. De’ colori.

De’ colori di egual perfezione, quello si dimostrerà di maggior eccellenza che sarà veduto in compagnia del color retto contrario. Retto contrario è il pallido col rosso e il nero col bianco, benchè nè l’uno nè l’altro sia colore; azzurro e giallo come oro, verde e rosso. Ogni colore si conosce meglio nel suo contrario che nel suo simile, come l’oscuro nel chiaro e il chiaro nell’oscuro. Il bianco che termina con l’oscuro fa che in essi termini l’oscuro pare più nero ed il bianco pare più candido.

Quella cosa che sarà veduta in aria oscura e torbida essendo bianca parrà di maggior forma che non è. Questo accade perchè, come ho detto di sopra, la cosa chiara cresce nel campo oscuro, per le ragioni dianzi assegnate.

Il mezzo che è fra l’occhio e la cosa vista trasmuta essa cosa nel suo colore, come: l’aria azzurra farà che le montagne lontane saranno azzurre; il vetro rosso fa che ciò che l’occhio vede dopo di esso pare rosso; il lume che fanno le stelle intorno ad esse è occupato per la tenebrosità della notte, che si trova infra l’occhio e l’illuminazione d’esse stelle.


255. Del vero colore.

Il vero colore di qualunque corpo si dimostrerà in quella parte che non sarà occupata da alcuna qualità d’ombra, nè da lustro, se sarà un corpo pulito.


256. Del colore delle montagne.

Quella montagna distante dall’occhio si dimostrerà di più bell’azzurro, che sarà da sè più oscura; e quella sarà più oscura, che sarà più alta e più boschereccia, perchè tali boschi mostrano i loro arbusti dalla parte di sotto per essere forte alti, e la parte di sotto è scura perchè non vede il cielo. Ancora le piante selvatiche de’ boschi sono in sè più oscure che le domestiche; molto più oscure sono le quercie, faggi, abeti, cipressi e pini, che non sono gli alberi d’ulivi ed altri frutti. Quella lucidità che s’interpone infra l’occhio ed il nero, che sarà più sottile nella gran sua cima, farà esso nero di più bell’azzurro, e così di converso; e quella pianta manco pare di dividersi dal suo campo, che termina con un campo di colore più simile al suo, e così di converso. Quella parte del bianco parrà più candida, che sarà più presso al confine del nero, e così parranno meno bianche quelle che più saranno remote da esso scuro; e quella parte del nero parrà più oscura, che sarà più vicina al bianco, e così parrà manco oscura quella che sarà più remota da esso bianco.