Pagina:Leonardo prosatore.djvu/119

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

115

Difesa dell'occhio.

Perchè l’occhio è finestra dell’anima, ella è sempre con timore di perderlo, in modo tale ch’essendoli mossa una cosa dinanzi che dia subito spavento all’omo, quello colle mani non soccorre il core, fonte della vita, nè ’l capo, ricettaculo del signore de’ sensi, nè audito, nè odorato o gusto, anzi subito lo spaventato senso: non bastando chiudere li occhi con sua coperchi serrati con somma forza, che subito lo rivolge in contraria parte; non sicurando ancora1, vi pone la mano, e l’altra distende, facendo antiguardia contro al sospetto suo.

Ancora, la natura ha ordinato che l’occhio de l’omo per se medesimo col coperchio si chiuda, acciò che, non sendo da esso dormiente guardato, d’alcuna cosa non sia offeso.

Dilatazione e restringimento della pupilla.

La pupilla dell’occhio si muta in tante varie grandezze, quanto son le varietà delle chiarezze e oscurità delli obbietti che dinanzi se li rappresentano.

In questo caso la natura ha riparato alla virtù visiva, quando ella è offesa dalla superchia luce, di ristrignere la popilla dell’occhio, e quando è offesa dalle diverse oscurità, d’allargare essa luce, a

similitudine della bocca della borsa. E fa qui la na-

  1. Non essendo ancora sicuro.