Pagina:Leonardo prosatore.djvu/121

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

117


ne rendi tanto quanto se ne destrugge alla giornata, allora tanto rinasce di vita quanto se ne consuma; a similitudine del lume fatto dalla candela col nutrimento datoli dall’omore di essa candela, il quale lume ancora lui, al continuo, con velocissimo soccorso, restaura di sotto quanto di sopra se ne consuma morendo, e di splendida luce si converte, morendo, in tenebroso fumo; la qual morte è continua, sicome continuo esso famo, e la continuità di tal fumo è equale al continuato nutrimento, e in istante1 tutto il lume è morto e tutto rigenerato insieme col moto di nutrimento suo2.

E la sua vita ancora lei riceve il flusso e reflusso, come ci mostra la ventilazione della sua cima; e il medesimo accade nelli corpi delli animali, mediante il battimento del core, che genera l’onda del sangue per tutte le vene, le quali al continuo si dilatano e constringano; e la dilatazione è nel ricevere il superchio sangue, e la diminuzione è nel lasciare soprabbondanzia del ricevuto sangue; e questo c’ insegna il battimento del polso, quando colle dita si tocca le predette vene in qualunche loco del corpo vivo. Ma, per ritornare al nostro intento, dico che la carne delli animali è rifatta dal sangue, che al continuo si genera del lor nutrimento, e che essa carne si disfa, e ritorna per le arterie miseraice, e si rende alle intestine, dove si putrefa di putrida e fetente morte, come ci mostran nelle loro espulsioni e caligine, come fa il fumo e foco dato per comparazione.

  1. Sull’istante.
  2. vedi la nota a pag. 81.