Pagina:Leonardo prosatore.djvu/143

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nella materia che lui debbe fingere, e misura nelle cose dipinte, acciocchè non sieno sproporzionate; ma che ei non si veste di altre scienzie, anzi che l’altre in gran parte si vestono della Pittura, come l’astrologia, che fa nulla senza la prospettiva, la quale è principal membro d’essa Pittura, cioè l’astrologia matematica, non dico della fallace giudiciale1 (perdonemi chi per mezzo delli sciocchi ne vive).

Dice il poeta che descrive una cosa, che ne rappresenta un’altra piena di belle sentenze. Il pittore dice aver in arbitrio di far il medesimo, e in questa parte anco egli è poeta; e se ’l poeta dice di far accendere li omini ad amare, ch’è cosa principale della specie di tutti l’animali, il pittore ha potenzia di fare il medesimo, tanto più che lui mette innanti all’amante la propria effigie della cosa amata, il quale spesso fa con quella baciandola e parlandole quello che non farebbe colle medesime bellezze posteli innanti dallo scrittore; e tanto più supera gl’ingegni de li omini, che l’induce ad amare e innamorarsi di pittura che non rappresenta alcuna donna viva, e già intervenne a me fare una pittura che rappresentava una cosa divina, la quale, comperata dall’amante di quella, volle levarne la rappresentazione di tal deità per poterla baciare sanza sospetto. Ma infine la coscienza vinse li so-

  1. L’astrologia matematica: che misura i moti degli astri; l’astrologia giadiciale: che dal corso delle stelle deriva giudizi sul destino degli uomini. Dalla prima, di cui sola fa conto, vede il Vinci sorgere l’astronomia.