Pagina:Leonardo prosatore.djvu/164

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versari dicano delle tue opere, che del sentire quello che dico’ gli amici; perch’è più potente l’odio che l’amore, perch’esso odio ruina e distrugge l’amore; perchè s’egli è vero amico, egli è un altro te medesimo, il che il contrario trovi nel nemico, e l’amico si potrebb’ingannare. Ecci poi una terza spezie di giudicii, che mossi d’invidia partoriscano l’adulazione, che lauda il principio delle bone opere, a ciò che la bugia accechi l’operatore 1.


Certamente non è da recusare, in mentre che l’omo dipignie, il giudizio di ciascuno; imperocchè noi conosciamo chiaro che l’omo, benchè non sia pittore, averà notizia della forma dell’altro omo, e ben giudicherà s’egli è gobbo, o ha una spalla alta o bassa, o s’egli ha gran bocca o naso o altri mancamenti. E se noi conosciamo alli omini potere con verità giudicare l’opera della natura, quanto maggiormente ci converrà confessare questi potere giudicare i nostri errori, che sai quanto l’omo s’inganna nelle opere sua, e se non lo conosci in te, consideralo in altrui, e farai profìtto degli altrui errori.

Sì che sia vago con pazienza udire l’altrui opinioni; e considera bene e pensa bene se ’l biasimatore ha cagione o no di biasimarti: e se trovi di sì,

  1. L. B. Alberti vuole che il pittore domandi parere non solo agli amici, ma a chi più sa. (Trattato della Pittura, L. III, cap. VII).