Pagina:Leonardo prosatore.djvu/181

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Della elezione dell'aria che dia grazia a’ volti.

Se arai una corte da potere a tua posta coprire con tendalina1, questo lume fia bono; overo quando voi ritrarre uno, ritrailo a cattivo tempo sul fare della sera, facendo stare il ritratto2 colla schiena accosto a uno de’ muri d’essa corte. Pon mente per le strade, sul fare della sera, i volti d’omini e donne quando è cattivo tempo: quanta grazia e dolcezza si vede in loro! Adunque tu, pittore, arai una corte accomodata e coi muri tinti in nero, con alquanto sporto di tetto sopra esso muro e sia larga braccia dieci e longa vinti e alta dieci, e quando è sole [fa di] coprire con tenda, oppur ritrarre un’ora sul far della sera, quando è nuvolo o nebbia, e questa è perfetta aria.

Della grazia delle membra.

Le membra col corpo debbono essere accomodate con grazia al proposito dell’effetto che tu voi che faccia la figura; e se voi far figura che dimostri in se leggiadria, debbi fare membra gentili e distese e sanza dimostrare troppi muscoli, e que’ pochi che al proposito farai dimostrare falli dolci, cioè di poca evidenza, coll’ombre non crude; e le membra, massimamente le braccia, disnodate, cioè che nessuno membro non istia in linia diritta col

  1. Tenda di lino?
  2. Ritrattato.