Pagina:Leonardo prosatore.djvu/26

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al fascino dello schifo, su quel che la vita fisica ha di ripugnante, con parole che rammentano quelle di certi asceti, Egli che pur seppe vincere l’orrore e la nausea davanti ai paurosi cadaveri squartati, Egli che altre volte innalza un inno alla meravigliosa struttura dell’uomo, e proclama santo il rispetto della vita altrui.

«L’omo e li animali sono propio transito e condotto di cibo, sepoltura d’animali, albergo de’ morti (facendo a sè vita dell’altrui morte), guaina di corruzione ». Guaina di corruzione! frase di vigore dantesco.

Inferiore l’uomo a molti animali per l’imperfezione dei suoi organi del senso, ma ancor più per la vanità della sua intelligenza presuntuosa, per la crudeltà del suo cuore rozzo. Tra l’uomo e le bestie, Leonardo, tutto sommato, preferisce le seconde.

Di lui si dice che tanto rifuggi la ferocia comune da non mangiare più carne (vero? chi sa! dai conti dei suoi manoscritti non risulta, ma bisogna notare che teneva presso se famigliari e servi a cui forse non garbava il suo sistema vegetariano); si dice che appena vedeva uccelli prigionieri li comperasse per liberarli: gentilezze di filosofo poeta che si ribella a costumi brutali; ma di Lui sappiamo anche che assisteva all’uccisione dei maiali, studiando con vivissima attenzione le contrazioni del cuore trafìtto da un lungo acuminato stile, esperienze sul vivo che perdevano, davanti al suo alto intelletto, ogni carattere d’atrocità perchè loro scopo non era soddisfare un bisogno o un gusto materialaccio, ma un desiderio di conoscenza scientifìca.