Pagina:Leonardo prosatore.djvu/274

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
270


Andava a mangiare colla guardia1, dove, oltre allo star due o tre ore a tavola, ispessissime volte il rimanente del giorno era consumato coll’andare in collo scoppietto ammazzando uccelli per queste anticaglie2.

E se nessuno de’ mia entrava in bottega, e’ faceva lor rabuffi, e, se alcun lo riprendeva, elli dideva che lavorava per il guarderoba, e nettare armadure e scoppietti.

Alli danari subito il principio del mese sollecitissimo a riscoterli.

E per non essere sollecitato lasciò la bottega, e se ne fece una in camera, e lavorava per altri...

Vedendo io costui rare volte stare a bottega, e che consumava assai, io li feci dire che, se li piaccia, che i’ farei co’ lui mercato di ciascuna cosa che lui facessi, e a stima, e tanto li darei quanto noi fussimo d’accordo; elli si consigliò col vicino3 e lasciolli la stanzia, vendendo ogni cosa, e venne a trovare...

Quest’altro m’ha impedito l’anatomia col Papa,

    contro il tedesco Giorgio, meccanico, che invece d’attendere all’opere affidategli da Leonardo, lavorava per conto suo o se la spassava alla mensa degli Svizzeri insieme con l’amico Giovanni degli Specchi, che pacificamente s’era installato con tutto il suo arsenale di specchi nella bottega ove avrebbe dovuto lavorare Giorgio.

  1. Giorgio tedesco. Vedi nota prec.
  2. Le rovine antiche di Roma.
  3. Giovanni degli Specchi.