Pagina:Leonardo prosatore.djvu/58

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menti del Solmi furono accolti, e il vivo interesse che gli Scritti raccolti dal Beltrami suscitano in ogni studioso di cose vinciane.

Ma ahimè ! Un fato iniquo pesa sull’opera del Grande.

Non si riesce a spiegare come le tante assurdità spesso ridicole che infiorano i Frammenti (lasciamo da parte l’inutile e spesso capriccioso rammodernamento della lingua, l’omissione d’intere proposizioni, le correzioni grammaticali arbitrarie, l’interpunzione spesso scorretta), abbiano potuto passare inosservate sotto gli occhi di tanti severi lettori, estasiati dinanzi al miracolo, rivelato dal Solmi, della prosa vinciana. Mistero! O forse, invece, cosa spiegabilissima. Si tratta d’uno scrittore antico, non letterato di professione, che parla, spesso per il primo, d’argomenti difficili, e che, per giunta, è un po’ ghiribizzoso: dunque! dunque (così i più ragionano), niente maraviglia se qualche volta è oscuro. Non si capisce? La colpa è del Vinci: è naturale! e si salta al passo seguente di cui si ammira la perspicuità cristallina. Morale: il lettore, anche se legge a scopo di cultura e non di mero passatempo, è più frettoloso e indolente di quel che si crede.

Tenuto debito conto delle difficoltà dei molti e disparati argomenti, la verità è che la prosa del Vinci è limpida, con un nesso logico stringente e avvincente, anche dove la sintassi non è rispettata. I passi oscuri sono tali soltanto per il nostro fiacco ingegno e la nostra scarsa preparazione scientifica, o altrimenti sono guasti da una poco felice trascrizione.

Certo la prosa di Leonardo richiede nel lettore, e più nell’editore, una continua acuta riflesssione; essa è mancata troppo spesso al Solmi, così benemerito per altre vie degli studi vinciani. Quanto al Beltrami, egli s’è troppo fidato del suo predecessore, seguendolo passo passo nel testo, e solo variando la disposizione della materia. La lezione ch’egli dà negli Scritti non risulta da uma nuova applicazione delle norme adottate da Giovanni Piumati per la pubblicazione del Codice Atlantico e degli altri codici da lui editi,