Pagina:Leonardo prosatore.djvu/60

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E nella famosa descrizione della tempesta:


(Farai) li alberi e l’erbe piegate a terra quasi mostrarsi volere seguire il corso dei venti, coi rami storti fuor del naturale corso e le scompigliate e racconciate foglie. (Solmi, p. 307; Beltrami, p. 147). (Farai) li alberi e l’erbe piegate a terra, quasi mostrarsi voler seguire il corso de’ venti coi rami storti fori del naturale corso e con le scompigliate e rovesciate foglie. (Ash. I, 21 r.; trascriz. Ravaisson-Mollien; il Ludwig, par. 147, ha: roversiate).


Nella figurazione del Diluvio:


.... alcuni si gittavauo dalli alti scogli, altri si stringevano la gola colle proprie mani, alcuni pigliavan li propri figliuoli, e con grande rapidità li sbattevan interi... (Solmi, p. 316; Beltrami, p. 152). .... alcuni si gittavano dalli alti scogli, altri si stringeva la gola colle propie mani, alcuni pigliava li propi figlioli, e con grande ràpito li sbatteva in terra... (Richter, par. 327).


E in un’altra delle descrizione più celebri:


.... e fare le bocche d’alcuno vecchio, per maraviglia delle audite sentenze, tenere la bocca con le sue streme basi, tirarsi dirieto molte pieghe de le guancie... (Solmi, p. 340; Beltrami, p. 142). .... e fare le bocche d’alcuno vecchio, per maraviglia delle audite sentenze, tenere la bocca con i sua stremi bassi, tirarsi dirieto molte pieghe de le guancie... (Ash, I, 21 r. ; trascr. Ravaisson).


Nella lettera sul gigante fantastico che coi calci «gittava li omini per l’aria, i quali cadeano non altrimenti sopra gli altri omini come se stata lussi una spessa grandine»: