Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/100

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94 CANTI e, dalla via corrente, odi lontano tintinnio di sonagli ; il carro stride del passeggier che il suo cammin ripiglia. 25 Si rallegra ogni core. Si dolce, si gradita quand’è, com’or, la vita? quando con tanto amore l’uomo a’ suoi studi intende? 30 o torna all'opre? o cosa nova imprende? quando de’ mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d’affanno; gioia vana, ch’è frutto del passato timore, onde si scosse 35 e paventò la morte chi la vita abborria ; onde in lungo tormento, fredde, tacite, smorte, sudàr le genti e palpitàr, vedendo 40 mossi alle nostre offese folgori, nembi e vento. O natura cortese, son questi i doni tuoi, questi i diletti sono 45 che tu porgi ai mortali. Uscir di pena è diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto che per mostro e miracolo talvolta 50 nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana prole cara agli eterni! assai felice se respirar ti lice d’alcun dolor: beata se te d’ogni dolor morte risana.