Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/127

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XXXII. PALINODIA 121 il debole, cultor de’ ricchi e servo il digiuno mendico, in ogni forma di comun reggimento, o presso o lungi sien l’eclittica o i poli, eternamente 95 sarà, se al gener nostro il proprio albergo e la face del di non vengon meno. Queste lievi reliquie e questi segni delle passate età, forza è che impressi porti quella che sorge età dell’oro: 100 perché mille discordi e repugnanti l’umana compagnia principii e parti ha per natura ; e por quegli odii in pace non valser gl’ intelletti e le possanze degli uomini giammai, dal di che nacque 105 l’inclita schiatta, e non varrà, quantunque saggio sia né possente, al secol nostro patto alcuno o giornal. Ma nelle cose più gravi, intera, e non veduta innanzi, fia la mortai felicità. Più molli 1 io di giorno in giorno diverran le vesti o di lana o di seta. I rozzi panni lasciando a prova agricoltori e fabbri, chiuderanno in coton la scabra pelle, e di castoro copriran le schiene. 115 Meglio fatti al bisogno, o più leggiadri certamente a veder, tappeti e coltri, seggiole, canapè, sgabelli e mense, • letti, ed ogni altro arnese, adorneranno di lor menstrua beltà gli appartamenti ; 120 e nove forme di paiuoli, e nove pentole ammirerà l’arsa cucina. Da Parigi a Calais, di quivi a Londra, da Londra a Liverpool, rapido tanto sarà, quant’altri immaginar non osa, 125 il cammino, anzi il volo: e sotto l’ampie