Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/129

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XXXII. PALINODIA per novo lavorio son di mestieri ; cosi natura ogni opra sua, quantunque d’alto artificio a contemplar, non prima vede perfetta, ch’a disfarla imprende, le parti sciolte dispensando altrove. E indarno a preservar se stesso ed altro dal gioco reo, la cui ragion gli è chiusa eternamente, il mortai seme accorre mille virtudi oprando in mille guise con dotta man : che, d’ogni sforzo in onta, la natura crudel, fanciullo invitto, il suo capriccio adempie, e senza posa distruggendo e formando si trastulla. Indi varia, infinita una famiglia di mali immedicabili e di pene preme il fragil mortale, a perir fatto irreparabilmente: indi una forza ostil, distruggitrice, e dentro il fere e di fuor da ogni lato, assidua, intenta dal di che nasce ; e l’affatica e stanca, essa indefatigata; insin ch’ei giace alfin dall’empia madre oppresso e spento. Queste, o spirto gentil, miserie estreme dello stato mortai; vecchiezza e morte, ch’han principio d’allor che il labbro infante preme il tenero sen che vita instilla; emendar, mi cred’io, non può la lieta nonadecima età più che potesse la decima o la nona, e non potranno più di questa giammai l’età future. Però, se nominar lice talvolta con proprio nome il ver, non altro in somma fuor che infelice, in qualsivoglia tempo, e non pur ne’ civili ordini e modi, ma della vita in tutte l’altre parti, per essenza insanabile, e per legge