Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/212

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206 APPENDICE e che faccia meno maraviglia del veder la gente effeminata. Ma lasciando questo, considera primieramente che la voce « margine », in quanto significa «estremità», «orlo», « riva », ha l’uno e l’altro genere; e secondariamente che «margine» e « margo » non sono due parole, ma una medesima con due varie terminazioni, quella del caso ablativo singolare di « margo » voce latina, e questa del nominativo. Dunque, siccome dicendo, per esempio, « imago » in vece d’«imagine», tu non fai mica una voce mascolina, ma femminina, perché « imagine » è sempre tale; parimente se dirai «margo» in iscambio, non di «margine» sostantivo mascolino, ma di quell’altro «margine» ch’è femminino, avrai «margo» non già maschio, non già ermafrodito, ma tutto femmina bella e fatta in un momento, come la sposa di Pigmalione, che fino allo spo¬ salizio era stata di genere neutro. O pure (volendo una trasmu¬ tazione più naturale) come l’amico di Fiordispina; se non che questa similitudine cammina a rovescio del caso nostro in quanto ai generi. V, 2. Le varie note [v. 78] dolor non finge. Cioè «non forma», «non foggia», secondo che suona il verbo «fingere» a considerarlo assolutamente. Non è roba di Crusca. Ma è farina del Rucellai già citato più volte. « Indi d) potrai veder, come vid’io, Il nifolo, o proboscide, come hanno Gl’indi elefanti, onde con esso finge [parla dell’ape] sul rugiadoso verde e prende i figli». E dello Speroni!2). «Egli al fin trovi una donna ove Amore con maggior magistero e miglior subbietto, conforme agli alti suoi meriti lo voglia fingere ed iscolpire». E similmente del Caro nell’Apologià (3); la quale, avanti che uscisse, fu riscontrata coll’uso del parlar fiorentino e ritoccata secondo il bisogno da quel medesimo (4) che nel V Er colano fece la famosa prova di ran¬ nicchiare tutta l’Italia in una porzione di Firenze. « E le [voci] nuove, e le nuovamente finte, e le greche, e le barbare, e le storte dalla prima forma e dal propio significato tal volta?» Dove (1) Api, v. 986 e seguenti. (2) Dia/.-d’Amore. Dialoghi dello Sper., Ven. 1596, p. 25. {3) Parma 1558, p. 25. (4) Caro, Lett. famil., ed. Cornili. 1734, voi. n, let. 77, p. 121.