Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/225

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[Di ogni poesia sono registrate le varianti effettive, anche d’interpunzione, tratte dalle stampe curate di persona o con l’aiuto d’altri dal Leopardi medesimo. Non si tien conto, perciò, degli errori di stampa corretti dal Leopardi negli errata o in avvertenze private agli amici; né di espressioni rifiutate e sostituite durante la tiratura dell’edizione Starita, e contenute anch’esse nell’errata di quell’edizione. Si omette pure qualche svista evidente, senza però voler abbondare in questo senso, giacché i pentimenti minuti del Leopardi sono frequentissimi, e lo scopo della presente raccolta di materiali è di permettere al lettore di ricostruirsi la fisionomia delle varie edizioni leopardiane. Sono escluse le varianti puramente ortografiche. Le numerose parole di suono simile, ma di diverso significato, che il Leopardi amava distinguere generalmente con l’accento acuto (dell’accento grave si trova un largo uso solo nell’edizione Piatti), diminuirono via via, fino a diventare assai poche nell’edizione Starita; ma queste e consimili notizie basta accennarle, perché non sono che un documento fra i molti del progressivo liberarsi del Leopardi dalle scorie della pedanteria. Invece si tratta di vere e proprie varianti, e bisogna segnalarlo una volta per tutte, quando il Leopardi, conformandosi anche in questo sempre piú all’uso della prosa, con l’edizione Starita accoglie (tranne che nel caso di su) le preposizioni articolate col raddoppiamento: cosí in I, 3 «degli avi» sostituisce «de gli avi»; in I, 20 «nella fausta» sostituisce «ne la fausta»; in I, 73 «alla Grecia» sostituisce «a la Grecia», ecc. Nel riprodurre le varianti, si sono usati i criteri ortografici della presente edizione, salvo a conservare nei tratti riportati ad altro fine alcune forme grafiche poi abbandonate, quando presentavano un certo interesse; inoltre, per comodità d’orientamento, si son lasciate le maiuscole ai capoversi. Le parole o i segni d’interpunzione che differiscono dal testo definitivo sono accompagnati dal minor numero di parole compatibile con la possibilità d’identificare subito la variante. Ogni segno d’interpunzione s’appoggia alla parola che lo precede; sicché se la parola non è seguita da nulla, è inteso che il segno nella variante manca. La numerazione dei versi si riferisce al testo definitivo. Le sigle che richiamano le varie stampe, sono quelle già usate dal Moroncini. R18 designa l’edizione Bourlié delle due prime canzoni (Roma, 1818); B20 l’edizione Marsigli della canzone Ad Angelo Mai (Bologna, 1820); B l’edizione Nobili delle Canzoni (Bologna, 1824); B20 l’edizione brighentiana dei Versi (Bologna, dalla Stamperia delle Muse, 1826); F l’edizione Piatti dei Canti (Firenze, 1831); N l’edizione Starita (Napoli, 1835); Cp il «Caffè di Petronio» (Bologna, 1825); Nr il «Nuovo Ricoglitore» di Milano, annate 1825 e 1826.]