Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/276

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


270 NOTA suggestive, sono altra cosa, in quanto non ci si può rendere conto, assai spesso, dell’effettiva importanza che ogni mutamento ebbe per l’autore, né riconoscere quel che non è vissuto più dell’attimo necessario a segnarlo sulla carta. V Vogliono una giustificazione anche le Notizie e congetture cro¬ nologiche che il lettore troverà dopo questa Nota. Gli autografi del Leopardi ci forniscono la data di diciassette poesie; per le altre ventiquattro che sono comprese nei Canti, le congetture a volte hanno un fondamento saldo, com’è il caso del Primo amore (di cui il Leopardi stesso ha permesso la datazione sicura col cosiddetto Diario d’amore delle «carte napoletane»), più spesso sono assai vaghe. Studiosi del Leopardi anche molto noti, fra i quali basterà nominare il Mestica e Giulio Augusto Levi, hanno voluto dare determinazioni precise in ogni caso, senza riuscir quasi mai a convincere, e sovente anzi inducendo al sorriso. An¬ che le coincidenze con lo Zibaldone non possono dare che un terminus a quo, piuttosto inutile se si tenga presente che i pen¬ sieri registrati in Zib., 36 [«Sento dal mio letto suonare (battere) l’orologio della torre. Rimembranze di quelle notti estive, nelle quali, essendo fanciullo e lasciato in letto in camera oscura, chiuse le sole persiane, tra la paura e il coraggio sentiva battere un tale orologio...»] e 66 [«Io mi trovava orribilmente annoiato della vita e in grandissimo desiderio di uccidermi, e sentii non so quale indizio di male che mi fece temere in quel momento in cui io desiderava di morire; e immediatamente mi posi in appren¬ sione e ansietà per quel timore ».] soltanto dopo circa dieci anni si trasformarono nei vv. 50-55 e T04-113 delle Ricordanze. Questa circostanza, e l’incommensurabilità evidente fra gl’incidenti della vita esteriore e l’ispirazione poetica, inducono a essere partico¬ larmente prudenti. Degl’idilli, soltanto L’infinito e Alla luna sem¬ brano risalire alla data (MDCCCXIX) che il Leopardi una volta pose in fronte a tutti. Per gli altri, bisogna accontentarsi di se¬ guire l’elenco autografo che li divide fra gli anni 1819, 1820 e 182T, anche se è probabile che l’ordine di composizione sia quello sug¬ gerito dal manoscritto napoletano, che contiene successivamente: