Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/54

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48 CANTI quasi romito, e strano 25 al mio loco natio, passo del viver mio la primavera. Questo giorno ch’ornai cede alla sera, festeggiar si costuma al nostro borgo. Odi per lo sereno un suon di squilla, 30 odi spesso un tonar di ferree canne, che rimbomba lontan di villa in villa. Tutta vestita a festa la gioventù del loco lascia le case, e per le vie si spande; 35 e mira ed è mirata, e in cor s’allegra. Io solitario in questa rimota parte alla campagna uscendo, ogni diletto e gioco indugio in altro tempo: e intanto il guardo 40 steso nell’aria aprica mi fere il Sol che tra lontani monti, dopo il giorno sereno, cadendo si dilegua, e par che dica che la beata gioventù vien meno. 45 Tu, solingo augellin, venuto a sera del viver che daranno a te le stelle, certo del tuo costume non ti dorrai; che di natura è frutto ogni vostra vaghezza. 50 A me, se di vecchiezza la detestata soglia evitar non impetro, quando muti questi occhi all’altrui core, e lor fia vóto il mondo, e il di futuro 55 del di presente più noioso e tetro, che parrà di tal voglia? che di quest’anni miei? che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro.