Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/57

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XIII. LA SERA DEL DI DI FESTA 51 25 odo non lunge il solitario canto dell’artigian, che riede a tarda notte, dopo i sollazzi, al suo povero ostello; e fieramente mi si stringe il core, a pensar come tutto al mondo passa, 30 e quasi orma non lascia. Ecco è fuggito il di festivo, ed al festivo il giorno volgar succede, e se ne porta il tempo ogni umano accidente. Or dov’ è il suono di que’popoli antichi? or dov’è il grido 35 de’ nostri avi famosi, e il grande in*pero di quella Roma, e l’armi, e il fragorio che n’andò per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa il mondo, e più di lor non si ragiona. 40 Nella mia prima età, quando s’aspetta bramosamente il di festivo, or poscia ch’egli era spento, io doloroso, in veglia, premea le piume; ed alla tarda notte un canto che s’udia per li sentieri 45 lontanando morire a poco a poco, già similmente mi stringeva il core.