Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/140

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134 operette morali


è portato universalmente, e spesso piú lieta di questo che se ella fosse onorata; diversa dagli altri non per sola necessitá di natura, ma eziandio per volontá e di buon grado; rimota dalle speranze o dai piaceri del commercio degli uomini, e solitaria nel mezzo delle cittá, non meno perché fugge essa dall’altra gente, che per essere fuggita. Di questa specie soggiungeva non si trovare se non rarissimi. Nella natura dell’altra, diceva essere congiunta e mista alla forza una sorta di debolezza e di timiditá; in modo che essa natura combatte seco medesima. Perocché gli uomini di questa seconda specie non essendo di volontá punto alieni dal conversare cogli altri desiderando in molte e diverse cose di rendersi conformi o simili a quelli del primo genere, dolendosi nel proprio cuore della disistima in cui si veggono essere, e di parere da meno di uomini smisuratamente inferiori a sé d’ingegno e d’animo; non vengono a capo, non ostante qualunque cura e diligenza vi pongano, di addestrarsi all’uso pratico della vita, né di rendersi nella conversazione tollerabili a sé, non che altrui. Tali essere stati negli ultimi tempi, ed essere all’etá nostra, se bene l’uno piú l’altro meno, non pochi degl’ingegni maggiori e piú delicati. E per un esempio insigne, recava Gian Giacomo Rousseau; aggiungendo a questo un altro esempio, ricavato dagli antichi, cioè Virgilio; del quale nella Vita latina che porta il nome di Donato grammatico46, è riferito coll’autoritá di Melisso, pure grammatico, liberto di Mecenate, che egli fu nel favellare tardissimo, e poco diverso dagl’indòtti. E che ciò sia vero, e che Virgilio, per la stessa maravigliosa finezza dell’ingegno, fosse poco atto a praticare cogli uomini, gli pareva si potesse raccòrre molto probabilmente, sí dall’artificio sottilissimo e faticosíssimo del suo stile, e sí dalla propria indole di quella poesia; come anche da ciò che si legge in sulla fine del secondo delle Georgiche. Dove il poeta, contro l’uso dei romani antichi, e massimamente di quelli d’ingegno grande, si professa desideroso della vita oscura e solitaria; e questo in una cotal guisa, che si può comprendere che egli vi è sforzato dalla sua natura, anzi che inclinato; e che l’ama piú come