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138 operette morali


variare, assumere usi, modi e giudizi, quando pur quello che abbandonano sia ragionevole, utile, bello e conveniente, e quello che abbracciano, il contrario.

D’infinite cose che nella vita comune, o negli uomini particolari, sono ridicole veramente, è rarissimo che si rida; e se pure alcuno vi si prova, non gli venendo fatto di comunicare il suo riso agli altri, presto se ne rimane. All’incontro, di mille cose o gravissime o convenientissime, tutto giorno si ride, e con facilitá grande se ne muovono le risa negli altri. Anzi le piú delle cose delle quali si ride ordinariamente, sono tutt’altro che ridicole in effetto; e dí moltissime si ride per questa cagione stessa, che elle non sono degne di riso o in parte alcuna o tanto che basti.

Diciamo e udiamo dire a ogni tratto: «i buoni antichi, i nostri buoni antenati» e «uomo fatto all’antica» volendo dire uomo dabbene e da potersene fidare. Ciascuna generazione crede dall’una parte che i passati fossero migliori dei presenti; dall’altra parte che i popoli migliorino allontanandosi dal loro primo stato, ogni giorno piú; verso il quale se eglino retrocedessero, che allora senza dubbio alcuno peggiorerebbero.

Certamente il vero non è bello. Nondimeno anche il vero può spesse volte porgere qualche diletto: e se nelle cose umane il bello è da preporre al vero, questo, dove manchi il bello, è da preferire ad ogni altra cosa. Ora nelle cittá grandi, tu sei lontano dal bello: perché il bello non ha piú luogo nessuno nella vita degli uomini. Sei lontano anche dal vero: perché nelle cittá grandi ogni cosa è finta o vana. Di modo che ivi, per dir cosí, tu non vedi, non odi, non tocchi, non respiri altro che falsitá, e questa brutta e spiacevole. Il che agli spiriti delicati si può dire che sia la maggior miseria del mondo.

Quelli che non hanno necessitá di provvedere essi medesimi ai loro bisogni, e però ne lasciano la cura agli altri, non possono per l’ordinario provvedere, o in guisa alcuna, o solo con grandissima difficoltá, e meno sufficientemente che gli altri, a un bisogno principalissimo che in ogni modo hanno. Dico