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178 operette morali


Timandro. Molti, e di grande utilitá: ma l’esporgli vorrebbe un ragionamento infinito.

Eleandro. Lasciamoli da parte per ora: e tornando al fatto mio, dico, che se ne’ miei scritti io ricordo alcune veritá dure e triste, o per isfogo dell’animo, o per consolarmene col riso, e non per altro; io non laseio tuttavia negli stessi libri di deplorare, sconsigliare e riprendere lo studio di quel misero e freddo vero, la cognizione del quale è fonte o di noncuranza e infingardaggine, o di bassezza d’animo, iniquitá e disonestá di azioni, o perversitá di costumi: laddove, per lo contrario, lodo ed esalto quelle opinioni, benché false, che generano atti e pensieri nobili, forti, magnanimi, virtuosi, ed utili al ben comune o privato; quelle immaginazioni belle e felici, ancorché vane, che danno pregio alla vita; le illusioni naturali dell’animo; e in fine gli errori antichi, diversi assai dagli errori barbari; i quali solamente, e non quelli, sarebbero dovuti cadere per opera della civiltá moderna e della filosofia. Ma queste, secondo me, trapassando i termini (come è proprio e inevitabile alle cose umane), non molto dopo sollevati da una barbarie, ci hanno precipitati in un’altra, non minore della prima; quantunque nata dalla ragione e dal sapere, e non dall’ignoranza; e però meno efficace e manifesta nel corpo che nello spirito, men gagliarda nelle opere, e per dir cosí, piú riposta ed intrinseca. In ogni modo, io dubito, o inclino piuttosto a credere, che gli errori antichi, quanto sono necessari al buono stato delle nazioni civili, tanto sieno, e ogni di piú debbano essere, impossibili a rinnovarveli. Circa la perfezione dell’uomo, io vi giuro, che se fosse giá conseguita, avrei scritto almeno un tomo in lode del genere umano. Ma poiché non è toccato a me di vederla, e non aspetto che mi tocchi in mia vita, sono disposto di assegnare per testamento una buona parte della mia roba ad uso che quando il genere umano sará perfetto, se gli faccia e pronuncisi pubblicamente un panegirico tutti gli anni; e anche gli sia rizzato un tempietto all’antica, o una statua, o quello che sará creduto a proposito.