Pagina:Leopardi, Giacomo – Operette morali, 1928 – BEIC 1857808.djvu/37

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proposta di premi 31


che si trovi, debbano essere di profitto a infervorare un semovente e indirizzarlo agli esercizi della virtú e della gloria. Quegli che intraprenderá di fare questa macchina, vegga i poemi e i romanzi, secondo i quali si dovrá governare circa le qualitá e le operazioni che si richieggono a questo automato. Il premio sará una medaglia d’oro di quattrocento cinquanta zecchini di peso, stampatavi in sul ritto qualche immaginazione significativa della etá d’oro e in sul rovescio il nome dell’inventore della macchina, con questo titolo ricavato dalla quarta egloga di Virgilio: quo ferrea primum desinet ac toto surget gens aurea mundo.

La terza macchina debbe essere disposta a fare gli uffici di una donna conforme a quella immaginata, parte dal conte Baldassar Castiglione, il quale descrisse il suo concetto nel libro del Cortegiano, parte da altri, i quali ne ragionarono in vari scritti che si troveranno senza fatica, e si avranno a consultare e seguire, come eziandio quello del conte. Né anche l’invenzione di questa macchina dovrá parere impossibile agii uomini dei nostri tempi, quando pensino che Pigmalione, in tempi antichissimi ed alieni dalle scienze, si potè fabbricare la sposa colle proprie mani, la quale si tiene che fosse la miglior donna che sia stata insino al presente. Assegnasi all’autore di questa macchina una medaglia d’oro in peso di cinquecento zecchini, in sulla quale sará figurata da una faccia l’araba fenice del Metastasio, posata sopra una pianta di specie europea, dall’altra parte sará scritto il nome del premiato col titolo: inventore delle donne fedeli e della felicitá coniugale. L’Accademia ha decretato che alle spese che occorreranno per questi premi, suppliscasi con quanto fu ritrovato nella sacchetta di Diogene, stato segretario di essa Accademia, o con uno dei tre asini d’oro che furono di tre accademici sillografi, cioè a dire di Apuleio, del Firenzuola e del Machiavelli; tutte le quali robe pervennero ai Sillografi per testamento dei suddetti, come si legge nella storia dell’Accademia.