Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/18

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12 canto i.


Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, chè ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
20E ne la fausta sorte e ne la ria.

     Se fosser gli occhi miei due fonti vive,
Non potrei pianger tanto
Ch’adeguassi il tuo danno e men lo scorno;
Chè fosti donna, or se’ povera ancella.
25Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica; già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e ’l valore e la costanza?
30Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
35Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’ armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
40A gl’italici petti il sangue mio.