Pagina:Leopardi - Canti, Piatti, Firenze 1831.djvu/97

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XI.


L’INFINITO.


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
5Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
10Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e ’l suon di lei. Cosi tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
15E ’l naufragar m’è dolce in questo mare.