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il terzo di Strabone[1], la quartadecima Satira di Giovenale[2], il secondo libro delle Selve di Stazio[3] e l’Epistola decimottava d’Ausonio[4]. E non tralascerò in questo proposito quello che dice Floro[5], laddove accenna le imprese fitte da Decimo Bruto in Portogallo: Peragratoque victor Oceani litore, non prius signa convertit, quam cadentem in maria solem, obrutumque aquis ignem, non sine quodam sacrilegii metu et horrore, deprehendit. Vedi altresì le annotazioni degli eruditi sopra il quarantesimoquinto capo di Tacito delle Cose germaniche.
VII, 5. E del notturno
Occulto sonno del maggior pianeta.
Mentre il più degli uomini ebbero poca o niun conoscimento della rotondità della terra, e dell’altre varie dottrine ch’appar-.